1) PROLOGO
A partire dal 1561, a un anno di distanza
dalla morte della moglie Giulia Farnese, Pierfrancesco Vicino Orsini, signore
di Bomarzo (Viterbo), incominciò a curare personalmente la realizzazione
artistica del complesso monumentale del Sacro Bosco di Bomarzo, che consiste
in una serie di statue in pietra, raffiguranti personaggi epici e mitologici,
susseguontesi tra prati, alberi e ruscelli, in una sorta di percorso iniziatico,
la cui direzione in salita può simboleggiare la ricerca di una ascesi
spirituale, ottenibile attraverso il successivo superamento di diverse prove.
Il luogo però, una volta venuti meno gli eredi, fu abbandonato per quasi
400 anni, durante i quali venne ribattezzato dalla fantasia popolare: “Parco
dei mostri”.
Abbiamo cercato di trasporre in musica la dimensione ideale sottesa alla creazione
di questo complesso monumentale, la quale, proponendo una versione orrida e
grottesca dei miti classici e dell’epica cavalleresca, costituisce l’antitesi
e il rovesciamento anticonformista e parodico dei principi rinascimentali dell’armonia
e dell’equilibrio formali.
Il Principe Orsini: “RIFLESSI DI LUCE, DA QUESTA FINESTRA
OSSERVO LA CAMPAGNA INTORNO A ME
DALL’ALTO DI QUESTO CASTELLO
RIMIRO LE STATUE DEL MIO GIARDINO
FAMOSO RESTERA’ IL NOME MIO
LEGATO ALLA FAMA DI QUESTE MERAVIGLIE
SIAN STATE FATTE PER INGANNO O PER ARTE
LO SCOPRIRAI COL TUO CAMMINO
ATTRAVERSO PRATI ED ALBERI
LA TORTUOSA VIA DEL TUO DESTINO
FINO A QUANDO,
RAGGIUNGERAI IL TUO TRAGUARDO
MA FINO AD ALLORA:
“LASCIATE OGNI PENSIERO VOI CHE ENTRATE”.
2) L’ENIGMA DELLA SFINGE
All’entrata del bosco sono poste le statue di due Sfingi, la cui posizione speculare rappresenta l’inizio e la fine, l’andata e il ritorno, del viaggio che si sta per intraprendere. Richiamando, poi, il famoso mito dell’enigma della Sfinge, quella di destra reca incisa sul suo basamento una enigmatica frase d’ammonimento:“TU CH’ENTRI QUA PON MENTE PARTE A PARTE E DIMMI POI SE TANTE MERAVIGLIE SIEN FATTE PER INGANNO O PUR PER ARTE”.
IL TUO SGUARDO ALTERO
SI POSA SULLA VALLE DEI RE
L’OCCHIO DI RA,
UN SOLO DIO UN SOLO RE.
SIMBOLO D’OPPRESSIONE
LA MORTE DI MOLTI SARA’ VENDICATA
DA CHI RISPONDERA’ AL TUO ENIGMA.
“TU CH’ENTRI QUA PON MENTE
PARTE A PARTE,
E DIMMI POI SE TANTE MERAVIGLIE
SIEN FATTE PER INGANNO O PUR PER ARTE”
3) ORLANDO CHE SQUARTA UN PASTORE
(Strumentale)
Questo grande gruppo scultoreo si inspira alle ottave del poema “Orlando furioso” in cui viene descritto Orlando, folle e nudo, che squarta un pastore che lo aveva importunato (XXIX, 29). Anche qui, come nel poema ariostesco, l’orribile si tramuta in grottesco, diventando monito a non cadere vittima degli eccessi delle passioni, come la cieca ira qui magistralmente rappresentata.
4) LA TARTARUGA E LA FORTUNA
In questo gruppo scultoreo particolarmente suggestivo, la figura di donna poggiante il piede su un globo, originariamente alata e in atto di suonare due corni, rappresenta la Fortuna, mentre la Tartaruga, invece, simboleggia la prudenza che si deve avere nel procedere assecondando l’instabile incedere della Dea bendata. Viene così allegoricamente riproposta quella contrapposizione tra Virtù e Fortuna, che rappresentava il principio fondamentale della concezione etica del mondo rinascimentale.
GUARDA CHI CAMMINA
SU UNA PALLA SOPRA ME
CIECA ED INSTABILE
GOVERNATRICE DEL MONDO
DEVO STARE ATTENTA
AD ASSECONDARE IL SUO EQUILIBRIO
SE CADESSE RESTEREMMO TUTTI UGUALI…
5) PEGASO IL CAVALLO ALATO
Il mitico cavallo alato Pegaso, nato dal sangue fuoriuscito dalla testa di Medusa decapitata da Perseo, era spesso associato alle Muse e alla Poesia, in quanto si credeva che da una sua zampata fosse scaturita la fonte di Ippocrene, la quale infondeva, in chiunque vi si abbeverasse, una divina inspirazione poetica. Un altro mito narra di come Bellerofonte, dopo averlo rapito alla fonte Pirene, volesse usare il prodigioso cavallo alato per raggiungere l’Olimpo, e di come gli Dei fecero fallire questo suo folle proposito, sbalzandolo di sella e trasformando Pegaso in una costellazione.
MENTRE BEVO DA QUESTA FONTE RICORDO
QUELLA DI IPPOCRENE
UNA SORGENTE DOLCE E PURA
FONTE DI ISPIRAZIONE
NATO DAL SANGUE DELLA MEDUSA
DECAPITATA DA PERSEO
IL CAVALLO ALATO PEGASO
GUARDA LE SUE ALI
LE ALI DELLA LIBERTA’
GUARDA NELLE SUE ALI
LE ALI DELLA LIBERTA’.
ORA RICORDO LA FONTE PIRENE
DOVE FOSTI RAPITO MENTRE BEVEVI
DA QUELL’IMPAVIDO CAVALIERE
CHE VOLLE SFIDARE IL REGNO DEI CIELI
PER RAGGIUNGERE L’OLIMPO CAVALCANDO TE
MA FU SBALZATO DI SELLA E CADDE DIETRO TE
ORA SEI SOLO, VA E RAGGIUNGI
LA TUA ULTIMA META TRA LE STELLE…
6) LA PICCOLA CASA PENDENTE
Realizzata probabilmente nel 1555, mentre
Vicino era imprigionato in terra straniera, essa simboleggia la dedizione della
moglie Giulia Farnese verso il marito prigioniero. Rappresentando, infatti,
la casa apparentemente inclinata dalle avversità, se ne ribadiva invece
la preservazione dalla rovina.
CUMULI DI CRISTALLO SOLIDIFICANO NELLA PARTE FREDDA E UMIDA DELLA CASA PARETE
CONCAVA O MURO CONVESSO CONFESSO CHE QUALCOSA DI SIMILE NON S’ERA MAI
VISTO ... ROSSI PESCI NUOTANO NELLA STANZA IL GATTO NELL’ACQUARIO PASSEGGIO
PER IL SOFFITTO CREDO PROPRIO CHE PULIRO’ IL LAMPADARIO ... L’OROLOGIO
DISEGNA LE ORE SULLA PARETE FERME LE LANCETTE RUOTANO LA CASA CON IL CUCU...
7) IL SIGNORE DEL BOSCO
(Strumentale)
Questa austera figura di vecchio barbuto, accigliato e assiso sulla sommità della fontana come in trono, sembra ispirata a Plutone, Dio degli Inferi, il quale, come descritto in alcuni versi della “Gerusalemme Liberata” di Torquato Tasso (IV,6,7), essendo stato invocato invocato dal malvagio mago Ismeno, prende possesso della selva incantata di Saron e combatte con la sua orda di demoni l’esercito cristiano. Infatti, se la cornucopia alla sinistra del Dio figura tra i suoi attributi abituali, il mostro marino alla sua destra, invece, fa parte di tutto un contesto infernale, cui appartengono anche le altre figure di mostri e divinità presenti nell’area circostante.
8) LA NINFA DORMIENTE
(Strumentale)
Questa figura femminile, coricata con il corpo abbandonato all’indietro, richiama lo stereotipo della donna sedotta e abbandonata che perde i sensi per il dolore, come la “Danae” dipinta da Tiziano, oppure come Armida abbandonata da Rinaldo nella “Gerusalemme Liberata”. La statua, però, può anche simboleggiare l’anima che si perde nel sogno anziché proseguire il cammino, anche se la sua posizione defilata sembra suggerire che si tratti piuttosto di una parentesi idilliaca.
9) L’ORCO (Lasciate ogni pensiero voi ch’entrate)
Questa maschera gigantesca, impietrita in un urlo di disperazione e di terrore, e che sembra cambiare espressione con il mutare della luce del giorno, rappresenta la Porta dell’Inferno, così come dimostra la parafrasi dantesca incisa sull’orlo della bocca. Entrando nella bocca dell’Orco, si scopre una cavità lungo le pareti della quale scorre un sedile scavato nella roccia, mentre al centro del vano, a formare la lingua del mostro, c’è un tavolo di pietra, che può essere servito come altare per chissà quali sacrifici, oppure, più prosaicamente, per esorcizzare la paura della morte attraverso un banchetto. Le circostanti raffigurazioni di divinità ed esseri infernali, però, da Plutone a Persefone, da Cerbero a Echidna o alla Furia, non fanno che confermare che attraverso la bocca dell’Orco ci si addentri nel Regno dei Morti.
NELLE TUE FAUCI SPALANCATE
MOSTRUOSA MASCHERA INFERNALE
SI SCOPRE UNA STANZA
SCAVATA NELLA ROCCIA
ENTRO PIANO LA LUCE E’ BASSA
FILTRA DAI FORI DEGLI OCCHI
SCOLPISCE IL TAVOLO
E SUI MURI….
10) IL TEMPIO ARALDICO
(Strumentale)
Costruito dall’Orsini nel 1560,
per commemorare la morte della moglie Giulia Farnese, il tempietto è
detto araldico in quanto presenta nelle sue volte gli stemmi araldici delle
due famiglie: i gigli dei Farnese e le rose romane degli Orsini. Oltre alla
vittoria sulla morte e sull’oblio, ottenuta grazie alla Fama che rende
immortali, esso rappresenta il raggiungimento del traguardo ultimo della purificazione
spirituale e della liberazione dagli affanni.